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Sentenza n. 1503/2011 – imputati: PACE, PELLEGRINO, BARBARA

SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO, SEZIONE PENALE, N. 1503/2011


Con sentenza del 19 dicembre 2009 del Tribunale di Trapani, Francesco Pace e l’Ing. Leonardo Barbara venivano dichiarati colpevoli del delitto di corruzione aggravata ai sensi dell’art. 7 D.L. 152/91 e condannati alla pena di anni cinque di reclusione ciascuno, nonché al pagamento delle spese processuali ed il solo Pace a quelle del proprio mantenimento durante la custodia cautelare; l’On. Bartolomeo Pellegrino veniva assolto, dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché il fatto non sussiste e veniva altresì dichiarato di non doversi procedere in ordine al reato di corruzione perché lo stesso era estinto per intervenuta prescrizione.


Data sentenza

19/04/2011

Collegio Giudicante

Biagio Insacco, Sergio La Commare, Roberto Murgia

Imputato

Francesco Pace, Bartolomeo Pellegrino, Leonardo Barbara

Parte civile

Comune di Erice, Comune di Valderice, Comune di Trapani

Descrizione sentenza

Con sentenza del 19 dicembre 2009 del Tribunale di Trapani, Francesco Pace e l’Ing. Leonardo Barbara venivano dichiarati colpevoli del delitto di corruzione aggravata ai sensi dell’art. 7 D.L. 152/91 e condannati alla pena di anni cinque di reclusione ciascuno, nonché al pagamento delle spese processuali ed il solo Pace a quelle del proprio mantenimento durante la custodia cautelare.

Barbara e Pace venivano altresì dichiarati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, in stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena, incapaci di contrattare con la P.A. per la durata di anni tre, nonché, durante l’esecuzione della pena, sospesi dall’esercizio della potestà genitoriale; nei confronti dei predetti imputati veniva applicata altresì la misura di sicurezza della libertà vigilata per un periodo non inferiore ad anni due.

Barbara e Pace venivano poi condannati, in solido fra loro, al risarcimento del danno in favore delle costituite Parti Civili (Comune di Trapani, Provincia Regionale di Trapani e Confindustria di Trapani) nonché al pagamento delle spese processuali.

Con la medesima sentenza l’On. Bartolomeo Pellegrino veniva assolto, dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché il fatto non sussiste e veniva altresì dichiarato di non doversi procedere in ordine al reato di corruzione perché lo stesso era estinto per intervenuta prescrizione.


L’indagine cd. mafia ed appalti aveva avuto inizio nel febbraio 2001 in occasione dell’arresto dello storico capo famiglia trapanese Vincenzo Virga.

Il conseguente rinvenimento di un “pizzino” consentì agli inquirenti di provare che Francesco Pace, grazie all’investitura ricevuta da Virga, era divenuto il principale riferimento della organizzazione mafiosa, almeno per quanto concerne il settore degli appalti pubblici e privati.

Il giro di tangenti, nel caso di specie, aveva interessato la costruzione di n.600 alloggi nella zona di Villa Rosina (Trapani) – su un’area agricola resa appositamente edificabile – da realizzarsi attraverso i fondi destinati alle cooperative.

Il relativo programma costruttivo, approvato per il tramite del Consiglio Comunale e della Regione – in deroga all’originaria destinazione urbanistica -, riuscì a non trovare ostacoli grazie al coinvolgimento dell’on. Bartolo Pellegrino da poco nominato assessore regionale al Territorio ed Ambiente per il movimento politico “Nuova Sicilia” sotto il governo Cuffaro. Tuttavia la vicenda processuale esclude che questi fosse consapevole di star favorendo Cosa Nostra in cambio di tangenti e appoggio elettorale.

L’Ing. Leonardo Barbara, dal canto suo, avrebbe messo a disposizione dell’organizzazione criminale la propria professione e la propria influenza nel mondo delle cooperative.


Avverso la sentenza del giudice di primo grado proponevano appello:

– il PM, in merito alla pronuncia di non doversi procedere per estinzione del reato (i.e. prescrizione) nei confronti dell’imputato On. Bartolo Pellegrino per il reato di corruzione. Con un secondo motivo di impugnazione il PM si doleva della assoluzione del Pellegrino dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa;

– gli imputati Pace e Barbara a mezzo dei loro difensori;

– le Parti Civili Comune di Paceco, Come di Erice e Comune di Valderice, poiché rigettate in primo grado le relative domande risarcitorie.


Il Collegio Giudicante, previo rinnovo dell’istruttoria dibattimentale, disponeva il riesame del solo imputato Barbara confermando, nel resto, l’impugnata sentenza. All’esito della Camera di Consiglio venivano riconosciute al Ing. Barbara le circostanze attenuanti generiche per assenza di precedenti penali riducendone la pena da anni cinque ad anni tre e mesi sei di reclusione.

Si stabiliva altresì la sostituzione dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea di anni tre e si eliminava la pena accessoria dell’interdizione legale.


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