Decreto n. 51/2012 – Confisca per 45 milioni di euro – SARACINO, PISCIOTTA
Il decreto chiude la fase camerale di due riuniti procedimenti di prevenzione in cui è stata ordinata la confisca di innumerevoli beni appartenenti a due affiliati all’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra”, Saracino Mariano e Pisciotta Giuseppe.
Tra questi, rientrano una serie di beni mobili (autoveicoli), immobili (fondi rurali, fondi edificabili, fabbricati e stabili, corpi di fabbriche) e conti bancari (rapporti bancari, assicurazioni, attività commerciali e partecipazioni societarie), per un ammontare di quarantacinque milioni di euro.
Comune di riferimento
Comune di Alcamo, Comune di Castellammare
Indirizzo del bene
Territorio compreso tra i Comuni di Alcamo e Castellammare
Bene confiscato
Si
Tipologia
Immobili, mobili, conti bancari
Descrizione bene
Il decreto chiude la fase camerale di due riuniti procedimenti di prevenzione in cui è stata ordinata la confisca di diversi beni appartenenti a due affiliati all’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra”, Saracino Mariano e Pisciotta Giuseppe.
Saracino già nel 2000 risultava condannato con sentenza irrevocabile per essersi posto reiteratamente e in modo stabile a disposizione dell’organizzazione mafiosa di Castellammare e Alcamo.
Lo stesso, già dagli anni ’70 del secolo scorso accettava il ruolo di cod. “vassallo” al servizio dell’organizzazione, della quale accettava ed eseguiva i modelli comportamentali tipici.
Imprenditore operante nel campo dell’edilizia e dei pubblici appalti, postosi come interlocutore dei maggiori esponenti dell’organizzazione criminale, quali CALABRO’, FERRO e MELODIA, riuscì a far acquisire alla propria azienda una posizione di sostanziale monopolio nel settore della produzione di calcestruzzo.
Ne deriva che le pratiche così messe in atto si posero in netta contrapposizione con i principi di libera determinazione dei prezzi e di libera concorrenza nel mercato.
Quanto al Pisciotta, ampiamente coinvolto nelle iniziative economiche del Saracino, egli è qualificabile nel corso di tale procedimento di prevenzione come soggetto appartenente ad associazione mafiosa.
Invero egli consentì alla cosca mafiosa Castellammarese l’acquisto , tramite la società da lui amministrata, di un cespite immobiliare, e accettò che un suo appartenente, quale il Calabrò, entrasse a far parte della compagine sociale.
Tra i beni confiscati vi rientrano:
– il capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali della Calcestruzzi Castellammare s.r.l., con sede in Castellammare del Golfo;
– il capitale sociale, nonché il complesso dei beni aziendali delle società Scopello Costruzioni s.r.l., CO.SI. s.r.l. e Del Ponte s.r.l., tutte operanti nel settore delle costruzioni edili, con sedi in Castellammare del Golfo;
– la quota sociale del PISCIOTTA Giuseppe nella LA FERULA S.r.l. con sede a Castellammare del Golfo;
– tre imprese individuali, di cui due condotte dal SARACINO Mariano e dalla di lui moglie SOTTILE Caterina, operanti, rispettivamente, nel settore delle costruzioni edili e dell’agricoltura;
– una individuale riconducibile a PISCIOTTA Giuseppe, ubicata in Castellammare del Golfo, operante nel settore delle costruzioni edili;
– 15 appezzamenti di terreno, alcuni dei quali in zone edificabili, ubicati in Castellammare del Golfo, riconducibili a SARACINO Mariano;
– 38 appezzamenti di terreno, alcuni dei quali in zone edificabili, ubicati in Castellammare del Golfo, riconducibili a PISCIOTTA Giuseppe;
– 8 appezzamenti di terreno ed un fabbricato riconducibili alle società in confisca, ubicate in Castellammare del Golfo;
– 4 unità immobiliari, ubicati in Castellammare del Golfo, riconducibili a SARACINO Mariano;
– 11 unità immobiliari, ubicati in Castellammare del Golfo, riconducibili a PISCIOTTA Giuseppe;
– 25 tra autocarri ed autovetture;
– 8 polizze assicurative;
– disponibilità finanziarie depositate presso diversi Istituti di credito.
Documentazione
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